| My Memories |
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Tanto per cambiare, è una giornata di merda. Forse sarebbe meglio dire che è proprio il periodo, che nn và. Sono andato in pizzeria prima, e ho trovato l’oroscopo. Io non credo a certe cose, un po’ per cinismo un po’ perché di solito non ci prendono per niente. Diceva ai pesci che “In ambito affettivo il periodo risulterà stressante”. Ecco, forse è un po’ peggio di così, ma sostanzialmente, questa volta ci ha beccato in pieno alla faccia di cinismo e quant’ altro. Non va, non va, non va. Non va più in questo periodo. Non va bene niente, perché tutto parte da li, dall’ambito affettivo. Non mi sono mai sentito così dannatamente solo in vita mia. Forse, forse perché non mi sono mai soffermato a guardarmi indietro, perché non ho mai riflettuto così sulla mia situazione. Perché c’è un vuoto, un abisso dentro che cresce costantemente, di giorno in giorno, e non conta che cosa ci metto dentro, se musica, amici o scuola. Mi viene in mente una strofa del Marcio, in proposito “Ah.ha, si…so come ci si sente quando ti senti solo anche in mezzo alla gente. Cerchi qualcosa di buono in un mare di niente”. E io lo cerco davvero, qualcosa di buono. E non riesco a trovarlo, non riesco ad allungare le mani ed afferrarlo. Anche quando rido, quando scherzo, mi sembra tutta una gran vaccata. Apatia, è questo quello che sento. Perché mi guardo indietro e vedo cosa ho perso e so che non potrò mai più averlo. Mio padre, mia madre, chi sono? Chi mi ha voluto bene incondizionatamente, senza essere obbligato da vincoli di sangue o legislativi, chi mi ha dato Amore con tutta se stessa, non è più qui. E ora, ora mi guardo attorno e vedo che la gente che solo un anno fa si dichiarava Mia amica è scomparsa dalla circolazione e spala merda alle spalle, prendendo per il culo. E so che se sparissi adesso, se non dessi più notizie di me e lasciassi semplicemente le loro vite, non cambierebbe niente. E se c’è un Dio lassù, posso solo ringraziarlo che mi abbia dato l’unica persona che ancora mi è vicina in tutto questo. E a lui voglio dire che lo so che ultimamente sono un po’ così, rincoglionito ed assente come Amico. Ma, frà… non è colpa di nessuno, probabilmente solo mia. Forse non riesco più nemmeno a dirti come le cose veramente stanno, però cazzo, sei sempre il fratello che nn ho mai avuto. E non importa quale strada prendiamo, se mentre il tempo passa cadiamo o diventiamo dei Grandi. Io ti voglio bene perché sei tu, non per quello che la gente ti vede. E puoi scommetterci che anche se ci saranno momenti in cui non avremo niente, in cui il mondo ci volterà le spalle, io sarò li come lo sei tu adesso per me, nonostante tutto. Perché so che tutte le persone che hanno detto di essermi vicine, di volermi bene, lo han fatto solo quando faceva loro comodo. E poi arriva qualcuno che è migliore, che offre migliori opportunità, e sono pronti a lasciarmi indietro. Lo hanno fatto tutti. Io mi sto stancando, mi sto veramente stancando di tutto. Non provo più quella spinta il mattino, quando mi sveglio. Non ho più serenità quando poso la testa sul cuscino per dormire. E non posso più contare su nessuno, nemmeno su chi ritenevo più vicino. Voglio dire solo una cosa a chi mi ha lasciato perché la vita ha deciso così: Non ci sei più, ma quello che sei stata, quello vive ancora in me,. Tutto quello che so, tutto quello in cui credo me lo hai insegnato tu e se non sono ancora un fantasma, quello lo devo a te. Grazie di tutto, e anche se non te l’ho detto in tempo, voglio dirtelo adesso. Ti amo come solo un figlio può amare una madre, come so che tu hai amato me. A chi mi ha lasciato per opportunismo. Siete una manica di ciglioni senza un briciolo di anima. Non meritate un posto nella mia vita perché non siete così importanti come credevo. Sono contento che non mi cerchiate più. A chi amo ancora, e un po’ alla volta sta uscendo, sta andando via. Non lo so che cosa sta succedendo. Forse è colpa mia, forse non sono all’altezza dell’immagine che ho dato di me stesso. Però quello che ho detto, quello che provo è reale, e i miei difetti non cambiano quello che sento. Non so se le cose peggioreranno o miglioreranno, ma tutto questo mi fa male, mi uccide. C’è una strada da percorrere, e non voglio farlo da solo. Non ce la faccio A chi invece non mi ha mai lasciato. Non c’è parola che possa descrivere quello che voglio dire, credimi. Tutto ciò che posso dire è che sono qui. E credimi, ci sarò per tutto il tempo che mi è stato concesso. 10:27 PM - Mar. 9, 2007 - commenti {1} - Invia un commentoE' una giornata un po' così, oggi. Non sarebbe giusto dire che c'è qualcosa che non va, perché è uno di quei pochi periodi che non c'è niente di particolare che non funzioni. Però... Però. Sono passati quanti? 22 giorni da quando sono tornato a casa. E non è passato un solo giorno che sia stato così semplice, così caloroso come quelli a Udine. E' come se ci fosse sempre qualcosa che non è al posto giusto, come una piccola costante troppo piccola per risultare chiara. Come in una lunga espressione di matematica che richiede pagine intere per essere risolta e l'unico errore che fai è un minuscolo esponente, perso in migliaia di conti e non riesci ad individuarlo, perché è troppo insignificante per contare qualcosa. Ho ripreso un po' a disegnare, qualche schizzo buttato giù a caso. Nessuna particolare bellezza, però mi rilassa farlo, quando mi ci metto. Ed è uno dei pochi istanti in cui non sento niente, in cui sono tranquillo di esprimere i miei sogni. Non esistono altro che quelle linee grige che traccio con la matita. Sottili e semplici tracce che si uniscono per formare un tutto. Unione, è questo che manca credo. Il peso di non avere qualcuno vicino, mai. Non sto parlando di amore, ma semplicemente di qualcuno che sia un sostegno, una stramaledetta mano tesa. Nessuno che mi dica "Cazzo Maic, vai avanti. Se ti serve qualcosa...". Ho scritto il tema di italiano, a scuola. Diviso in due: Metà su che cosa significa per me la Musica, metà sulla situazione economica italiana. E la prof non ci capisce che cosa ci faccio in quella scuola di merda. Vallo a dire a mio padre. E la Girotto ha visto le miniature che le avevo promesso di farle vedere. Mi ha detto di portarle per la mostra a fine anno, chissà che non concluda qualcosa, finalmente. Ma perché diamine tutti quelli che capiscono qualcosa di quello che valgo sono le persone che mi sono lontane e non possono aiutarmi? Sembra che chi mi si avvicina sia Cieco, maledizione. Torno a casa e il commento è "Che cosa ci sei andato a fare in giro con quella roba?" "Niente pa'" ma vaffanculo, porca troia. E io ci sto di merda, quando mi smontano così. Cazzo, quando la gente mi sfotte non me ne frega proprio un cazzo, ma Un merda di sostegno, Uno, devo averlo anch'io. E non ce la faccio da solo, non ci riesco. Qualcuno deve guardare verso di me, cristo Dio. Tra un paio di mesi avrò diciott'anni e tutto quello che ho concluso nella vita è un emerito Cazzo. E vorrei rivivere quegli attimi in cui niente era importante se non lo stare insieme. Dovrei solo pensare a come organizzarmi, dannazione 03:33 PM - Jan. 24, 2007 - commenti {2} - Invia un commentoAndata e ritorno da Silent ValleyCredo che tocchi anche a me scrivere il resoconto del viaggio. Sinceramente preferirei di no. E non lo dico perché non mi vada, ma è solo che non credo che riuscirò ad esprimere quello che ho sentito in quei momenti. Arrivo alla stazione e Anna mi fa: Avrò un cappotto bianco, e siccome io ero emozionato e un po’ rincoglionito dal viaggio ho scambiato il bianco col nero. Mi arriva davanti e non me ne accorgo, poi mi squilla al cell e vedo che è lei XDD Dio, se ero terrorizzato anche prima che arrivassero gli altri. Ma non c’è stato nessun silenzio, nessuna pausa imbarazzante come invece m’aspettavo. Arrivano prima Stè e Betta, e già fanno crollare un po’ il ghiaccio. Che poi, ghiaccio non è esatto, perché non c’è mai stato veramente, a dire il vero. E poi gli altri, alla stazione. Kà, Vik e Rob. Kà mi fa: Ciao fratello. Fratello. E’ così difficile sentirlo dire, ormai. Parliamo un po’ del viaggio, ci prepariamo e partiamo verso quella che poi, dalle puttanate di kà, sarebbe emersa come Silent Valley. In macchina Sté, Vik, poi Kà, Anna e io. Kà che parla così sciolto, mentre io di solito non parlo mai. Ed inizio subito a ridere, rido come di solito succede con gli amici stretti, ma più di rado. E’ come qualcosa che ti fa scordare chi sei, da dove vieni, perché non ha importanza. E poi arriviamo e le ragazze si mettono a cucinare, mentre noi chiacchieriamo. E stranamente parlo anch’io, con una semplicità che non mi sarei mai aspettato da me. Perché? Perché è stato strano trovarmi in mezzo a qualcuno che per la prima volta mi accettasse senza secondi fini, senza dover per forza conoscermi, senza valutarmi per come appaio ma per CHI sono. Ed è stato come sentirsi parte di qualcosa di grande, dove non importa cosa succede o come, perché gli altri sono li. E’ come una coperta calda che ti avvolge, è calore che non è vincolato da legami di sangue. E’ affetto che non chiede niente, perché non deriva da parentele o conoscenze ma semplicemente da qualcuno che sta bene insieme. E’ sentirsi parte di un tutto con la consapevolezza che ciò che ti lega agli altri è sola, semplice amicizia. E abbiamo scherzato, riso o semplicemente parlato per il semplice fatto che eravamo li per nostra scelta, per la voglia di stare insieme. Abbiamo giocato, (bevuto) come vecchi amici, perché credo ci possiamo definire così in fondo. E’ stato come se il tempo si fosse fermato, come se il mondo si chiudesse fuori dalla finestra in una coltre di pioggia. Ed è stato intenso, esaltante, come una scossa che ti scuote da dentro. Ed alla separazione, quando mi sono allontanato un po’ per volta, prima da Anna Stè e Betta, e poi da Kà, VIk e Rob, non ho provato come mi sarei aspettato una sensazione di oppressione. Forse perché ora so che, comunque andranno le cose, non sono mai veramente solo. Che qualcosa di grande può nascere da una cosa piccolissima o addirittura da niente. Siamo partiti da niente, tutti quanti. E siamo arrivati a questo Un grazie ad Anna, che ha reso possibile tutto questo. Per le chiacchierate, per l’accoglienza, per i sorrisi. Per averci uniti tutti ed averci fatto vedere un altro mondo A Kà, per le sue pagliacciate e le parole semplici, anche quando io non avrei saputo dir niente. Grazie per avermi fatto vedere gli Ent e quel drago rosso che gioca coi gomitoli di lana. Ho riso fino alle lacrime, e lo faccio ancora adesso quando mi vengono in mente quei momenti A Vik, Stè, Betta e Rob, per le parole e l’affetto che hanno dimostrato sebbene non mi conoscessero. Per la premura di quando non stavo benissimo, per tutto quanto abbiamo fatto insieme. Per Laoconte che fuma i Bastoni del Fumo. Non dimenticherò mai Un abbraccio, a tutti quanti 01:03 PM - Jan. 3, 2007 - commenti {3} - Invia un commentoVorrei, vorrei, vorrei... desideri del NataleCaro babbo natale, caro Gesù bambino, caro Dio, caro come preferisci che ti chiami Vorrei, vorrei, vorrei… Vorrei che tutto fosse più facile, per una volta. Vorrei guardarmi in giro e non vedere tutto quello che vedo. Vorrei chiudere gli occhi e poter ancora immaginare qualcosa di diverso da questo, anche se non ci riesco più. Vorrei non avere questa vita di merda, vorrei non essere chi sono, quello che sono. Vorrei avere una chanse, una via di fuga, un salto verso il cielo. Vorrei che quelli che mi circondano non siano solamente fantasmi senza volto, vorrei che qualcosa, per una volta, potesse andare bene. Vorrei poter trovare qualcosa che mi appassiona, perché una volta ne avevo molte, di passioni, e adesso sembra che niente riesca ad interessarmi davvero. Vorrei non dovergli sottostare come devo ora, vorrei sputargli in faccia. Vorrei urlargli quello che sento, quello che mi fa provare con la sua oppressione, vorrei poter chiudere la mano a pugno e lottare. Vorrei che tutto non scivolasse così di mano, vorrei poter vivere la mia vita come fanno tutti, e non accantonarla per fare quello che a Lui fa comodo. Vorrei che qualcosa di quello che faccio gli andasse bene, che quello che mi riesce fosse un merito e non solo un dovuto. Vorrei che si interessasse per una volta di quello che penso, che non me lo chiedesse solo per sport, che desse peso alle mie ambizioni. Vorrei che quando mi viene da mollare tutto perché non ce la faccio invece di assecondarmi semplicemente mi sospingesse, mi aiutasse. Vorrei che quando fallisco non mi si attaccasse, che quando una cosa non mi va mi si capisse. Vorrei che la smettessero di parlare di me senza conoscermi, che prendessero le cose che faccio più seriamente, che ne Capissero il motivo. Vorrei che quando non ce la faccio più, quando mi viene da piangere, ci fosse qualcuno con cui sfogarmi, a cui appoggiarmi. Vorrei non essere così dannatamente solo, vorrei avere qualcuno accanto. Vorrei non dover più indossare maschere, vorrei poter urlare quello che voglio dire, e non sussurrarlo perché non senta nessuno. Vorrei che quelle poche persone che mi valorizzano per quello che sono mi fossero più vicine adesso che ne ho bisogno, che chi manca già da tempo tornasse da me. Vorrei fare il diciassettenne, per una volta, stupido e insulso come quelli che mi girano attorno. Vorrei non avere tutto quel peso sulle spalle, vorrei volare Vorrei, vorrei, vorrei, inizia e finisce così, e rimarrà al condizionale 09:38 PM - Dec. 16, 2006 - commenti {0} - Invia un commentoGiornata da schifo. Tanto per variareMi sveglio col mal di testa, in ritardo, e quando arrivo in negozio non ci sono più paste al cioccolato. Le mie piccole, adorate pastine col cioccolato sono sparite ç_ç Arrivo a scuola e guardo l'orario. Tre ore di Impianti elettrici e due di Elettrotecnica. Di lunedì. Peggio di un film di squali di serie B mentre mangi schifezze. Ok, mi metto a fare l'impianto. Passa il tempo con monotonia, fino a ricreazione. Mangio e l'incarto lo gonfio. Bene, a chi faccio lo scherzo? A quell'imbecille di Zagato. Scoppia la carta e ridacchio, lui mi guarda male. Ok, io riprendo a camminare tranquillamente. Tanto è un piccolo scherzo del cazzo no? Evidentemente no. Mi arriva qualcosa di appuntito al costato, pesante. Mi blocco a metà di un respiro, sgranando gli occhi. Mi giro e guardo Zagato. Che mi ha lanciato? Un teleruttore, una cosa di tipo un chilo e mezzo. Con gli spigoli. Cresce il nervoso "Ehi, sei impazzito?" Nemmeno il tempo di finire la frase che m'arriva un pugno accanto al mento. Tum, tum, tum. Battito animale. Quei cinque minuti in cui non capisci più niente, non c'è nient'altro che chi hai davanti. E non ti fermerai finchè non lo avrai piegato. Non senti i colpi arrivarti, vuoi solo picchiarlo più forte che puoi. Lo prendo per la collottola e lo trascino verso l'armadio. Voglio chiuderlo dentro, ovviamente. Ma arriva Pavanello a fermarci (fermarmi) e poi il prof. Sospensione per Zagato, ha iniziato lui. Un punto a mio favore. Però ho un male cane al fianco, e il mento mi da fastidio. Torno a casa, e ovviamente i miei sono così attenti che non s'accorgono di niente. Come da routine discuto con Hitler, cme d'abitudine minaccia di togliermi la connessione. Torno in camera sbattendo la porta. E piango. Non lo so perché. E' come se mi fosse caduto tutto addosso in pochi attimi. Solitudine, abbandono. Perchè cazzo non mi capisce nessuno in questo cazzo di paese? E chi dovrebbe ascoltarmi, allevarmi e darmi protettività se ne fregano altamente. Ehi, sono qui! Qualcuno mi sente? Pronto, ho una notizia per te! Sono tuo figlio! E già che ci sono colgo l'occasione per mandarti a fare in culo. Voglio un fottutissimo abbraccio, ok? Voglio calore, voglio parlare, voglio sfogarmi, voglio parlare dei miei problemi, anche se sono cazzate. Perchè lo sono per voi, ma per me sono macigni, ok? Voglio una carezza, voglio amore. E se non potete darmi tutto questo allora non rispettare i doveri di un genitore e NON potete vantarne i diritti. Sono stanco di fare il figlio coglione, ok? E non so perchè ancora mi preoccupo per queste cazzate. Perchè a voi non frega niente di me. Però cazzo, voi vi avete a vicenda, io non ho nessuno. Voi la fate facile 07:39 PM - Oct. 16, 2006 - commenti {4} - Invia un commento
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