| My Memories |
Andata e ritorno da Silent ValleyCredo che tocchi anche a me scrivere il resoconto del viaggio. Sinceramente preferirei di no. E non lo dico perché non mi vada, ma è solo che non credo che riuscirò ad esprimere quello che ho sentito in quei momenti. Arrivo alla stazione e Anna mi fa: Avrò un cappotto bianco, e siccome io ero emozionato e un po’ rincoglionito dal viaggio ho scambiato il bianco col nero. Mi arriva davanti e non me ne accorgo, poi mi squilla al cell e vedo che è lei XDD Dio, se ero terrorizzato anche prima che arrivassero gli altri. Ma non c’è stato nessun silenzio, nessuna pausa imbarazzante come invece m’aspettavo. Arrivano prima Stè e Betta, e già fanno crollare un po’ il ghiaccio. Che poi, ghiaccio non è esatto, perché non c’è mai stato veramente, a dire il vero. E poi gli altri, alla stazione. Kà, Vik e Rob. Kà mi fa: Ciao fratello. Fratello. E’ così difficile sentirlo dire, ormai. Parliamo un po’ del viaggio, ci prepariamo e partiamo verso quella che poi, dalle puttanate di kà, sarebbe emersa come Silent Valley. In macchina Sté, Vik, poi Kà, Anna e io. Kà che parla così sciolto, mentre io di solito non parlo mai. Ed inizio subito a ridere, rido come di solito succede con gli amici stretti, ma più di rado. E’ come qualcosa che ti fa scordare chi sei, da dove vieni, perché non ha importanza. E poi arriviamo e le ragazze si mettono a cucinare, mentre noi chiacchieriamo. E stranamente parlo anch’io, con una semplicità che non mi sarei mai aspettato da me. Perché? Perché è stato strano trovarmi in mezzo a qualcuno che per la prima volta mi accettasse senza secondi fini, senza dover per forza conoscermi, senza valutarmi per come appaio ma per CHI sono. Ed è stato come sentirsi parte di qualcosa di grande, dove non importa cosa succede o come, perché gli altri sono li. E’ come una coperta calda che ti avvolge, è calore che non è vincolato da legami di sangue. E’ affetto che non chiede niente, perché non deriva da parentele o conoscenze ma semplicemente da qualcuno che sta bene insieme. E’ sentirsi parte di un tutto con la consapevolezza che ciò che ti lega agli altri è sola, semplice amicizia. E abbiamo scherzato, riso o semplicemente parlato per il semplice fatto che eravamo li per nostra scelta, per la voglia di stare insieme. Abbiamo giocato, (bevuto) come vecchi amici, perché credo ci possiamo definire così in fondo. E’ stato come se il tempo si fosse fermato, come se il mondo si chiudesse fuori dalla finestra in una coltre di pioggia. Ed è stato intenso, esaltante, come una scossa che ti scuote da dentro. Ed alla separazione, quando mi sono allontanato un po’ per volta, prima da Anna Stè e Betta, e poi da Kà, VIk e Rob, non ho provato come mi sarei aspettato una sensazione di oppressione. Forse perché ora so che, comunque andranno le cose, non sono mai veramente solo. Che qualcosa di grande può nascere da una cosa piccolissima o addirittura da niente. Siamo partiti da niente, tutti quanti. E siamo arrivati a questo Un grazie ad Anna, che ha reso possibile tutto questo. Per le chiacchierate, per l’accoglienza, per i sorrisi. Per averci uniti tutti ed averci fatto vedere un altro mondo A Kà, per le sue pagliacciate e le parole semplici, anche quando io non avrei saputo dir niente. Grazie per avermi fatto vedere gli Ent e quel drago rosso che gioca coi gomitoli di lana. Ho riso fino alle lacrime, e lo faccio ancora adesso quando mi vengono in mente quei momenti A Vik, Stè, Betta e Rob, per le parole e l’affetto che hanno dimostrato sebbene non mi conoscessero. Per la premura di quando non stavo benissimo, per tutto quanto abbiamo fatto insieme. Per Laoconte che fuma i Bastoni del Fumo. Non dimenticherò mai Un abbraccio, a tutti quanti 01:03 PM - Jan. 3, 2007 - Invia un commento
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