| My Memories |
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“Se dovessi descrivere ciò che provo realmente so che cento canzoni non basterebbero ugualmente”. Così dicevano gli Huga Flame, e credo possa valere anche per me. E’ un po’ di tempo, che non scrivo. Forse non dovrei farlo nemmeno adesso. Non cambierà niente, non sortirà alcun effetto. Però ho iniziato a tenere un “diario multimediale” con la speranza che un giorno, magari, sorriderò scorrendo nuovamente le righe dei miei pensieri. Stupida mente sognatrice. La vita, i giorni, scorrono lenti e monotoni, uguali e diversi al contempo. Nessun cambiamento in questa cazzo di vita, nessuna emozione, nessuno spunto. Mi sento così Vuoto. Mio padre continua a dirmi “Non hai una vita come gli altri!” E’ nauseante. Me l’ha ripetuto fino al vomito, finchè non gl’ho risposto “E tu, bastardo, mi permetti di averla, una cazzo di vita come gli altri, eh?” Se ne è andato di sopra, si è allontanato per evitare la questione. Lo sa, quel bastardo, che ho ragione. Bravo, continua ad evitarmi. Fai come se non fossi tuo figlio, perché lo sarò nel sangue, ma lo sai che nel cuore non lo sono più da tempo. E’ così straziante vivere con qualcuno che mi detesta. Lavorare duro, sudare fino a sfiancarmi per non ricevere altro che critiche e insulti. Li odio, entrambi. Ogni sforzo che io abbia mai fatto, ogni goccia di sudore versato per sentirmi dire “sono fiero di te” sono sempre stati buttati al vento. E non rompetemi i coglioni se comincio a fregarmene poi. Tutto è un dovere, eh? Va bene, ma fanculo se non lo prendo con entusiasmo. Non parlo? Certo, rischio solo di beccarmi insulti. Aprite la bocca per criticare e dovrei anche parlarvi? Vi ficcherei la mano in bocca e vi strapperei quella lingua biforcuta, altro che parlare. Se solo lei fosse ancora con me. E quel bastardo di Dio che me l’ha portata via. Lei era mia madre, non quella stronza celebro lesa che mi ritrovo. Freddi. Superiori, arroganti. Fate come vi pare. Non attacca più. Ho smesso tempo fa di piangere per voi. Ho iniziato a tirare pugni alle pareti. Pugni forti. Sto crescendo, e sto crescendo senza di voi. Non sono più Vostro. Eppure, eppure. Mi manca sempre qualcosa. Mi sbattete a terra, mi rialzo. Sguaino la spada e combatto come un Cavaliere dalla resistenza Stoica. Ma l’armatura si arrugginisce sulle mie spalle. Sento freddo dentro. Freddo attorno, sulla pelle e nel cuore. Vorrei poter dirlo a Lei almeno. Urlarglielo. Ma a che cosa servirebbe se non a peggiorare le cose, ad allontanarla ancora di più? E così urlo solo rabbia, rancore e frustrazione. Stringo i denti e batto pugni. Rido istericamente alle stronzate che sento pronunciare in forno, senza essere davvero felice. E’ come se le parole, i sorrisi, ogni cosa sfiorasse la mia pelle, o la percuotesse, senza poterla trapassare e scaldarmi il cuore. Non sento altro che acidità. E la cosa peggiore è che non posso dirlo se non a gente lontana chilometri da me. A volte penso che cosa diavolo ci faccio, ancora qui. Che cosa mi fa rialzare. Ed è la consapevolezza di non avere uno scopo la cosa che mi terrorizza di più. Mi rifugio in un mondo che non è il mio, a seguire obiettivi e sentimenti utopici che nemmeno esistono. Muoio, muoio ogni giorno e mi intorpidisco i sensi perché so che è l’unica cosa che può farmi sentire vivo. Vago per strada come un fantasma. Non vedo né sento niente. Non voglio vedere, non voglio sentire. Non voglio saperne della crudeltà con la quale vi muovete, non voglio avvicinarmi al vostro mondo per non restare ferito. E scusatemi tanto, se il Cavaliere trafitto ringuaina la spada e si inginocchia, stanco. 07:11 PM - Aug. 31, 2006 - commenti {2} - Invia un commentoPuah, dovrei mandare tutto a puttane e nn farmi più vedere06:03 PM - Jul. 10, 2006 - commenti {4} - Invia un commentoMerda. Oggi è la parola chiaveNon so che cosa mi prende ultimamente. Questa notte quando mi han chiamato mi sono messo a sedere sul letto di scatto tra i sudori freddi. Non ricordo cosa ho sognato. Meglio così. So solo che non avevo voglia di parlare e che non l’ho tutt’ora. Flory mi ha chiesto ad un certo punto: -Ehi Zio, cos’hai?- si, mi chiama zio, e io chiamo zio lui e nessuno sa il perché. Va bene così -Niente Zio.- è proprio questo il punto. Assolutamente niente. E’ sempre più difficile per me sentirmi interessato in un qualche modo a qualcosa. Sorrido poco, non rido mai. E tutto quello che vedo sembra insignificante. Strano che, dopotutto, le persone che suscitino in me qualche emozione sono quelle che nemmeno ho mai visto. Quando sono tornato dal lavoro non avevo sonno. E quando mai?. Ho preso lo scooter e sono andato fuori paese. Lo faccio spesso ormai, mi aiuta a pensare. Ho rimuginato sulla mia vita negli ultimi mesi, su ciò che ho concluso. Un vero schifo. E la cosa peggiore è che (per la gioia di chi mi vuole in questo buco di merda) L’anno prossimo non potrò partire. I miei vogliono che finisca quei cazzo di studi. A che mi serve poi? Non farò mai l’elettricista e se nn è per quel mestiere quella scuola del cazzo è inutile. Cultura zero, attualità nulla. Una merda. Si, lo so. Ho ripetuto spesso la parola “merda” in questo post. Mi va di dirlo, punto. Merda. Merda merda merda. Ok, finito l’attimo di pazzia. O forse era l’unico di lucidità in un mondo infame? Quel figlio di puttana di un marocchino non ci ha aiutato nemmeno oggi nonostante le parole di mio padre. Non vedo l’ora torni mio zio dalle ferie. Aziz ha paura di mio zio, da quando l’ha picchiato. E per far innervosire mio zio ce ne vuole di stronzaggine, il che è tutto dire. Ma prima o poi quel cretino lo pesto anch’io. Il problema è il coltello. Mi han detto che una volta l’ha estratto quando s’è incazzato. Glielo strappo di mano con una padella di ferro se capita. E poi deve solo pregare perché non riesca a prenderlo. Flory è troppo buono per pestarlo. Ma io perdo facilmente la pazienza ultimamente. Lei è un ossessione. 07:30 PM - Jun. 26, 2006 - commenti {2} - Invia un commentoIo non so che cosa mi accade in questi giorni. Tutto sembra sfuggirmi di mano, svanire sotto una coltre di sabbia. Oggi mia madre mi ha detto di aiutarla in negozio, così non sono andato a scuola. Torno a casa dopo le consegne, mi faccio una doccia. L'acqua scorre tra i capelli come una debole carezza, e così sulla pelle della schiena e sul ventre. Chiudo gli occhi, sento la piastrina militare riscaldarsi sotto l'acqua calda. Socchiudo le palpebre ed abbasso lo sguardo. la prendo tra le dita e la osservo. Tre incisioni su tre righe: U.S.A. MARINES-CALIFORNIA-NAME poche parole, che mi ricordano ciò in cui credo, tutto ciò che ha valore per me. Eppure mi ritrovo a domandarmi se avrò il coraggio di arruolarmi il prossimo anno, se sarò forte abbastanza da prendere un lungo respiro ed andare all'Ufficio di Leva. Non voglio entrare nell'esercito per rimanere in Italia. Però Alessandro mi ha detto che la Legione Straniera recluta solo i volontari che rasentano la perfezione. Chi Io? ma quando mai? Tuttavia, ha continuato dicendo che i Marines degli Stati Uniti cercano "carne da macello" per l'Iraq e i paesi dell'Est del mondo. L'america, quel grande continente che ospita una motitudine di razze e tradizioni, il cui nome mi suona gradevole quanto quello della Libertà. Ho paura, si, tremo anche sotto l'acqua calda. Non avrò mai il coraggio di farlo, di lasciare il mio unico amico qui in questo paese di merda, di allontanarmi dalle piccole, dolci illusioni che mi da il Pc. Si, perchè ormai mi sono affezionato anche a quel pagliaccio di Kà, a quella Modestia Vivente che è Alessio e a Daniela. Eh si, tutti ormai, specialmente lei, sono diventati, nel loro piccolo, una costante della mia vita tanto forte che il solo pensiero di abbandonarla mi fa rabbrividire. Non mi conoscono, eppure mi aiutano ogni giorni inconsciamente, mi fanno tornare il buon umore. Non so come faccia poi lei a sopportarmi ancora xD Allora, credo che sia bene cominciare col motivo per cui ti sto scrivendo...Ehm, non lo so il perchè in realtà. E' passato un bel po’ di tempo da quando abbiamo iniziato a giocare ormai. A quel tempo ero un novellino dei gdr, appena promosso a Caporale. Anna mi parlava spesso delle giocate che facevate, e una sera ti vedo entrare sola al molo. Mi dico: perchè no? Ed entro. E' iniziato tutto così, si. Certo, ovviamente all'inizio c'era il solito distacco, la mia timidezza. E allora, a dire il vero, non avevo nemmeno tutti i problemi che ho ora. Ero un bambino, un po’ troppo cresciuto forse, ma pur sempre un bambino (non lo sono anche ora?) Ma non è quello il punto, non è di quel periodo che voglio parlare. Dopo il mio ritorno in gioco, si forse è stato quello il vero inizio. Ti conoscevo appena, anche se c'era già una sorta di rispetto, che, ancor oggi non riesco a spiegarmi dato che eri una sconosciuta. Forse è la maturità che porti, forse la gentilezza che non smentisci mai (e credimi, ce ne vuole un bel po’ per sopportare un rompipalle come me). Ho imparato a conoscerti un po’ per volta, ridendo e scherzando, leggendo ciò che scrivi in Real (si, perchè io i cazzi miei me li faccio difficilmente anche se quello che so di solito lo tengo per me) e pian piano, col passare dei giorni, dei mesi, sei diventata un punto di forza per me, una presenza costante. Mi riferisco al semplice discutere delle cose più disparate, dai film alla musica, ai miei o ai tuoi nervosismi quotidiani. Quando Nessuno poteva (e può) capire come mi sento, quando sono distrutto dal lavoro e torno a casa incazzato col mondo, in un modo o nell'altro riesci sempre a farmi ridere, a farmi tornare il sorriso sulle labbra. E il calore, il conforto nel sapere che qualcuno prova le mie stesse emozioni (o meglio, la stessa apatia). Si, perchè in mezzo alla marea di gente, tra la massa di ragazzi che mi sfilano davanti e non sanno ciò che sento, non possono capire come sono, sapere che qualcuno, in un qualche modo mi può capire, è confortante. E' come se mi fermassi e tutto scorresse davanti con immensa velocità, divenendo sfuocato. E guardandomi attorno vedo poche persone, tanto rare da poterle contare sulle dita di una mano, che sono immobili come me, possono comprendermi. Ed una di queste sei tu Daniela, tu che sembri rispecchiarmi nel descrivere ciò che provi. E anche se non te ne rendi conto, mi hai aiutato e mi aiuti molto, ogni giorno. Ormai, anche se può sembrare strano, stupido, infantile da parte mia, ti considero una delle poche persone con cui vale la pena intrattenersi, parlare. Si, ti considero un'amica come poche, perchè so che posso raccontarti cose che con chiunque terrei per me per la loro delicatezza. Forse so perchè ho scritto. Un grazie, un grazie per quello che hai fatto e fai sempre. Un bacione, Maic. Piango. Piango sotto la doccia. Ho paura, e mi sento così terribilmente solo ultimamente. Un semplice abbraccio che non mi viene concesso, alcune parole che vorrei urlare e non ci riesco. Mi siedo, lascio che l'acqua scorra per un tempo che non ho potuto calcolare. Poi sono uscito, ho fatto circa una ventina di chilometri tra andata e ritorno sino a Villareggia. Come sempre la campagna, il profumo degli alberi e la brezza del vento sul viso mi acquieta. Sorrido, e posso finalmente tornare a casa. Tranquillo, anche se il vuoto ormai sembra inghiottirmi. 10:39 AM - May. 17, 2006 - commenti {4} - Invia un commentoUn alto testoIl mio nome è Michael 09:58 PM - May. 6, 2006 - commenti {3} - Invia un commento
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